Lost & Found Podcast | S. 01 Ep. 06

“Non conosco nessuno che abbia bisogno di un critico d’arte per capire cos’è l’arte”. Il film chiamato semplicemente “Basquiat” esce nel 1996, arricchendo quella ricerca sull’underground di metà anni ’90 lanciata da Trainspotting.

Diretto da Julian Schnabel, che con Basquiat ha condiviso le origini, Brooklyn, e inizi di carriera. (Aperta parentesi) Non lo faccio mai, ma a Schnabel devo il mio claim preferito in assoluto, permanently becoming, in costante divenire. Sono arrivato a usarlo ovunque e persino a tatuarmelo, ma l’ho scoperto facendo ricerche su di lui proprio dopo aver visto questo film su Basquiat. A cui, manco a dirlo, devo un altro pezzo di inchiostro ispirato a una sua dissertazione sgrammaticata sui giovani re. (Chiusa parentesi).

pastedGraphic.pngLa New York City di fine anni ’70 era quell’impareggiabile centro del mondo in cui si mescolavano moda, arte, musica, multi-cultura. Era, in poche parole, il futuro e l’anteprima del futuro allo stesso tempo. Vi suonerà familiare. Era, anche, comunque, la New York City della strada, dei negros e dell’eroina.

Chi o cosa fosse SAMO©, firma di parecchi graffiti in quegli anni, se lo sono chiesto in molti, a diversi livelli di diversi salotti della città. Dalle case occupate alle gallerie, che dietro alla contrazione della frase Same Old Shit ci fosse proprio Basquiat, a posteriori, in tanti non l’hanno nemmeno saputo. Basquiat non parlava con molta gente, e allora le cose le scriveva sui muri.

La storia è, anche, un viaggio all’interno delle due problematiche che letteralmente inghiottirono la già difficile vita da strada del pittore, o non pittore che sia. Basquiat fu innanzitutto il primo artista nero ad affermarsi sulla scena internazionale, fatto, negli anni ’80, tutt’altro che scontato. Lo chiamavano l’Eddy Murphy dell’arte, ma non certo perché facesse ridere. L’altra, devastante, è l’eroina, da cui Jean-Michel di fatto non si staccò mai. Ne morì di overdose, mischiata a coca, nel 1988. Aveva 27 anni. Ma non mi dire…

L’interpretazione di David Bowie, nelle vesti di Andy Warhol, è una di quelle che tendi a ricordarti. Camaleontico se ce n’è uno, d’altronde ha ospitato Ziggy Stardust nel suo corpo per diversi anni… Tornando a Warhol, non si sa come conobbe Basquiat, certo è che fu molto influente per incanalare l’Analphabet Art dell’allora SAMO in qualcosa di portata maggiore, che arrivava alle gallerie, superando il muro del ghetto, metaforico e non. La sua morte, quella di Warhol, fu uno dei fatti che diedero fine alla già preannunciata fine di Basquiat.

Eppure per Basquiat era sempre tutto lo stesso: girare colmo di soldi o elemosinare, andare a letto con Madonna o con una prostituta, frequentare Fiorucci e il suo store o l’ultimo dei tossici.

E tracciare sempre quelle parole, piene di non-significato apparente. Analphabet Art, dicevamo. “Non conosco nessuno che abbia bisogno di un critico d’arte per capire cos’è l’arte”, di nuovo…