Lost & Found Podcast | S. 01 Ep. 09

Marilyn Monroe firmò il suo primo contratto cinematografico nel 1946. Era l’America che inaugura il dopoguerra. Marilyn è, semplicemente, una delle poche persone dotate dello status dell’omissione del cognome. Marilyn è Marilyn. Oggi sarebbe bella. Negli anni ’50 era, a dir poco, fantascienza.

Il potere di Marilyn non si è esaurito dopo la sua morte. Se possibile, anzi, si è moltiplicato. Icona pop. Quel sorriso, quello sguardo, quel neo per cui ci è voluto un neologismo per classificarlo. E poi i suoi capelli. Marilyn, bionda per antonomasia. Il lascito è spaventoso. Per lei si sono spesi Dalì, Keith Haring, Warhol. Sì, Andy Warhol c’è sempre. Tutti dovevano dare un volto al suo volto. E la famosissima Candle In The Wind di Elton John e dei funerali di Diana era una cover. L’originale, sempre di Elton John, era per Marilyn. Immortalità.

pastedGraphic.pngIl suo mito nasce dal lavoro di attrice. Tuttavia ad oggi non la si conosce e riconosce molto sotto questo aspetto. Marilyn stessa farebbe probabilmente fatica. A livello artistico, a passare alla storia fu una sua esibizione canora. 15mila persone in silenzio smettono per un attimo di festeggiare John Fitzgerald Kennedy. Sguardo su di lei. Happy Birthday Mr President. E quella carica sensuale che solo un’amante di lunga data può avere nel farti gli auguri.

“Rappresenta il bene e la bellezza nell’immaginario collettivo”. A spendere queste inusualmente dolci parole addirittura Marilyn Manson, che di Marilyn si è preso, appunto, il nome. Sul cognome, sorvoliamo. Joe DiMaggio, l’idolo di una nazione intera, di lei si prese invece l’amore. Più o meno. Fu il marito di Marilyn per circa un anno. Ma fu lui in seguito ad organizzarne il funerale, lasciando fuori divi e politici, e a far recapitare sulla sua tomba rose rosse tre volte alla settimana. Per vent’anni o più. Immortalità, anche questa.

Overdose di barbiturici. La morte di Marilyn è ancora oggi oggetto di mistero. Forse i Kennedy potrebbero delucidare il mondo sull’accaduto. Ma si sa, il destino anche con loro non è stato simpatico. Marilyn era l’amante anche di Bobby Kennedy, e forse proprio lui si trovava sul luogo quando accadde ciò che venne poi ufficializzato come probabile suicidio. Forse. Overdose di barbiturici. Sdraiata riversa, lenzuolo che copre e scopre, in diagonale. Occhi aperti, e ancora quell’incredibile sorriso.

Basta. Come se ne sia realmente andata non importa del tutto. Marilyn è viva. È viva in ogni neo disegnato su una guancia. È viva in ogni sguardo biondo. È viva in tutte le amanti dei Presidenti. Ed è dannatamente viva in ogni gonna che si alza sopra le grate.